L’Impero del Mar Nero, intervista all’autore Duane Roller

Articolo

Patrick Goodman
da , Tradotto da Alfonso Vincenzo Mauro
Pubblicato il 23 giugno 2020

Testo originale in inglese: Interview: Empire of the Black Sea by Duane Roller

Il già pluripremiato Fulbright Award professore emerito di Studi classici e archeologo statunitense Duane Roller ci parla del suo nuovo libro Empire of the Black Sea, prima analisi approfondita, in Lingua inglese, dell’intera dinastia e della cronistoria del regno mitridatico del Ponto, colto nelle complesse relazioni con gli altri poteri del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente. Roller esplora inoltre i numerosi successi militari che portarono il Ponto, al suo apogeo, a circondare il Mar Nero quasi interamente — focalizzandosi infine approfonditamente sulle tre guerre in risultato delle quali il regno soccombé a Roma.

Empire of the Black Sea
Empire of the Black Sea
by Duane Roller (Copyright)

Patrick Goodman (per Ancient History Encyclopedia): Grazie infinite per aver accettato questa intervista di Ancient History Encyclopedia circa il suo nuovo libro Empire of the Black Sea: The rise and fall of the Mithridatic World  ( L’Impero del Mar Nero: ascesa e caduta del mondo mitridatico — ancora inedito in Italia ).  Potrebbe, ad uso dei lettori poco familiari con il Regno del Ponto, darcene panoramica storica e geografica?

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Duane Roller: Grazie. In numerosi hanno già in passato studiato Mitridate il Grande (Mitridate VI Eupatore Dioniso), ma egli è sempre stato erroneamente presentato in esclusiva monografica, come in una sorta di bolla. Il Regno pontico ebbe origine al tempo di Alessandro Magno, ed fu una delle potenze minori del mondo ellenistico. Almeno per quanto riguarda la Lingua inglese, questa è la prima volta che uno studio raccoglie la storia culturale dei 250 anni intercorsi tra i riaggiustamenti e le spartizioni in seguito alla morte di Alessandro e la morte di Mitridate il Grande nel 63 AEC (avanti Era Comune).

Con Ponto ci riferisce sostanzialmente alla costa meridionale del Mar Nero, nell’odierna Turchia, dal Bosforo ad est fin dove la costa inizia a curvare a nord.

The Kingdom of Pontus
The Kingdom of Pontus
by Javierfv1212 (Public Domain)

Il Regno del Ponto fu istituito nella generazione seguente la morte di Alessandro Magno, alla fine del IV sec. AEC — un periodo di significativi mutamenti e subbugli. Alessandro aveva conquistato enormi territori, ma, alla sua improvvisa e prematura morte, non aveva lasciato disposizioni circa la sua successione.

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Esso non era che uno dei numerosi regni esistenti durante il periodo ellenistico — bellicosi e quasi sempre in conflitto tra loro, dai confini fluidi, alcuni più potenti altri meno. Quantunque il Regno pontico non fu tra i più potenti, come l’Egitto, lo si può comunque annoverare tra quelli di seconda importanza; ciò che a tutti gli altri lo accomunò fu il doversi alla fine misurare con e soccombere all’espansionismo romano.

P.G.: I pontici si sentivano più greci o persiani?

Più greco appariva, più un regno in questo ambito poteva aspirare ad essere significante.

D.R.: È probabile che questa percezione e rappresentazione di sé venisse piegata secondo contingente vantaggio. Nel caso specifico del Regno come insieme, esso fu senz’altro un amalgama di caratteri greci e persiani. Il nome Mitridate è persiano; ed era credenza i sovrani della dinastia mitridatica discendessero dai grandi re dell’Impero achemenide: Dario I e Serse, per intenderci. Tuttavia, col trascorrer del tempo, il regno si grecizzò viepiù, come chiaro dalle attestazioni numismatiche le cui iscrizioni (legende) erano sempre in Greco e le cui effigi (figure del tipo) pertenevano la tradizione iconografica greca. Ma il lascito e l’identità persiana restarono tuttavia importanti, perché l’Impero achemenide era stata la potenza preminente in quella parte del mondo.

In tutto ciò è ovviamente riscontrabile un certo pragmatismo: la grande cultura dell’epoca era quella greca; il Greco era la seconda lingua di ognuno; greco era il mondo di Alessandro Magno — e più greco appariva, più un regno in questo ambito poteva aspirare ad essere significante.

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P.G.: E se non potevi eguagliare Alessandro nelle gesta, tanto valeva tentare almeno di assomigliargli in statue o su monete.

D.R. (ridendo): Sì! La faccenda riguardava anche l’arte. Durante le epoche ellenistica e romana, è stranamente cospicuo il numero di persone ritratte così da forzatamente assomigliare ad Alessandro. Lo stesso vale per Cleopatra ed Augusto.

Mithridates Silver Tetradrachm
Mithridates Silver Tetradrachm
by Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

P.G.: A proposito di Cleopatra — nel 2010 lei ha scritto Cleopatra: a Biography. Per i lettori potrebbe essere interessante apprendere che Cleopatra I  era principessa pontica. Cleopatra VII conservò un’effettiva connessione con la patria della sua ava?

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D.R.: Beh, pare Cleopatra VII non si recò mai nel Ponto; ma, in qualità di tardo monarca ellenistico, ella fu senz’altro conscia della Storia comune. Era persona di considerevole cultura. Con la morte di Mitridate il Grande, quantunque appena pochi anni dopo la nascita di Cleopatra, era inevitabile quest’ultima ereditasse molte delle di lui ambizioni. Intanto sappiamo che membri della corte di Mitridate il Grande si recarono successivamente esuli ad Alessandria — prova di una già esistente fluidità tra i regni; quando un regno ellenistico cade, gli individui ad esso connessi trovano nuovo impiego presso un altro.

I punti di personale somiglianza tra Mitridate VI e Cleopatra VII furono numerosi: abile poliglossia, studi e stesura di scritti d'argomento medico, e brandimento della causa d’arrestare l’avanzata di Roma. Quantunque la causa fosse perdente, nessuno all’epoca poteva tuttavia indovinarlo; dalla nostra distanza di 2000 anni, è per noi consuetudinario visualizzare l’avanzata di Roma come inarrestabile, ma non era certo così nel I sec. AEC. Cleopatra, insomma, ereditò il lascito di Mitridate il Grande, il quale a sua volta lo aveva raccolto da Annibale.

P.G.: È significativo lei menzioni la celebre figura di Annibale. Possiamo leggerlo in connessione alla regione?

D.R.: Il punto è che tendiamo di dimenticarci di Annibale dopo la sconfitta inflittagli dai romani, e la sua cacciata dall’Italia e, in ultimo, da Cartagine; ma, trovando ricetto in Asia Minore, egli tentò ivi di smuovere e suscitare opposizione a Roma per circa vent’anni. Morì poi ad ovest del Ponto, nella regione di Bitinia. L’impulso insomma c’era: se Annibale non poté farlo, forse Mitridate VI avrebbe fermato i romani.

Hannibal Barca Bust
Hannibal Barca Bust
by Carole Raddato (CC BY-SA)

P.G.: Fa riferimento al famoso scontro navale tra le forze di Pergamo e quelle di Bitinia, al comando di Annibale, durante il quale quest’ultimo fece lanciare contro le navi nemiche orci pieni di serpenti?

D.R. (ridendo): Leggendone, si riesce quasi ad immaginarlo visivamente — figuriamocene la difficoltà logistica…

P.G.: Abbiamo accennato ai collegamenti tra il Ponto e Cleopatra e Annibale. Quali altre figure storiche e mitiche possono dai lettori essere trovate in Empire of the Black Sea?

D.R.: Mi lasci intanto rimarcare che gli antichi non operavano una distinzione tra mito e storia come siamo noi soliti oggi — per loro era tutto un continuum: in quel mondo, i racconti mitici arcaici che noi pensiamo afferire alla sola Mitologia greca erano patrimonio comune e reale, e non solo per i sovrani ellenistici.

Ciò detto, ritengo il più importante mito di quest’area fosse quello di Giasone e gli Argonauti — si tratta della regione ove il vello d’oro era creduto esser stato celato. Ciò fu significativa parte dell’auto-rappresentazione dei monarchi mitridatici, il tratto d’unione tra loro e le più antiche storie della mitologia greca.

P.G.: La seconda sezione del suo libro verte sull’ultimo e più grande re pontico, Mitridate VI. Molto qui cattura l’interesse del lettore; potrebbe anzitutto parlarci dell’evento astronomico fatto coincidere dagli storici contemporanei con la sua nascita?

D.R.: I portenti celesti sono comunemente associati alla nascita degli eroi fin dai miti più arcaici. Tuttavia, gli studiosi di Astronomia cinese (informazioni cui mi è occorso attingere per altrui tramite) hanno attraverso d’essa scoperto il decennio del 130 AEC essere stato periodo di inusuale attività meteorica; le fonti cinesi sembrano focalizzarsi su alcuni fenomeni avvenuti proprio intorno l’anno di nascita di Mitridate. Quindi sembrerebbe trattarsi di un periodo di effettiva attività celeste.

Pare inoltre egli avesse un marchio sulla fronte, impresso da un colpo di fulmine — J. K. Rowling ha ben saputo ispirarsi alle fonti storiche, nel suo Harry Potter. Non si sarà con ogni probabilità trattato che di una voglia, un difetto congenito riletto però in funzione della narrazione circa la nascita del grande eroe.

Mithridates VI
Mithridates VI
by Unknown Artist (CC BY-SA)

P.G.: Ciò fa anche parte del mito di Dioniso, giusto?

D.R.: Sì, secondo il racconto mitico della nascita di Dioniso, questi sarebbe stato raccolto dai resti di Semele consumata dal lampo, dopo essere stata indotta con l’inganno a voler vedere Zeus in tutta la sua abbacinante gloria — esperienza evidentemente fatale per i mortali. È insomma presente il mitema di questa nascita dal fuoco avente inoltre una connotazione persiana. Il fuoco è tema prevalente presso la cultura iranica, e ciò dà precise credenziali etniche a Mitridate. Ci si sapeva insomma già muovere efficacemente, quando occorreva crearsi un’immagine pubblica.

P.G.: A questo proposito, Mitridate fu scrupoloso nel rinsaldare nell’immaginario collettivo il suo collegamento con Alessandro Magno — come se ne servì onde dar seguito alle proprie ambizioni?

D.R.: Ritengo la sua idea fosse quella di stare adempiendo alla visione di Alessandro di conquista dell’Occidente. Non occorse conquistare l’Oriente — Alessandro lo aveva fatto; l’idea di rivolgersi piuttosto ad ovest fu dunque un modo per Mitridate di presentarsi come novello Alessandro. Ma questo “ovest”, anziché essere Cartagine, come sarebbe stato ai tempi di Alessandro, era ora Roma.

P.G.: Il che ci porta al Ponto contro Roma. Durante la sua prima guerra contro l’Urbe, Mitridate divenne enormemente popolare per le sue rapide vittorie e la compassione mostrata nei confronti dei nemici sconfitti. Tuttavia, queste incredibili e ammirevoli vittorie ottenute quasi senza colpo ferire vennero presto rintuzzate da violenza estrema. Cosa è sua opinione comportasse questo cambiamento nel comportamento di Mitridate?

Il massacro degli italici a Efeso (e altrove) fu forse il più grande errore commesso da Mitridate.

D.R.: Il massacro degli italici a Efeso (e altrove) fu forse il più grande errore commesso da Mitridate. Quantunque occorra rammentare si tendeva ad esagerare tali resoconti, si trattò probabilmente di un evento assai violento nonostante tutto; e il numero di aneddoti e testimonianze personali è sufficiente onde conferir loro credibilità.

Ovviamente, nelle intenzioni di Mitridate, quest’atto avrebbe dovuto sortire l’allontanamento definitivo dei romani dal mondo greco, così finalmente lasciandolo indisturbato. C'erano e ci sarebbero ancora certamente stati innumerevoli abusi di potere da parte delle autorità romane nella provincia d’Asia (l’odierna Turchia), nella riscossione dei tributi e simili faccende — un problema onnipresente nelle provincie della tarda Repubblica. Proconsoli e propretori che si macchiavano d’essersi illecitamente arricchiti alle spese della provincia amministrata venivano sì processati a Roma, ma da quegli stessi politici i quali, succedendo loro l’anno successivo, avrebbero tentato le stesse macchinazioni.

In tale frangente, l’errore di Mitridate fu di non prevedere i romani sarebbero tornati alla riscossa con forze maggiori — egli credette fosse sufficiente eliminare i riscossori delle tasse e gli altri funzionari romani onde farla finita con l’Urbe; credette la soluzione di questo singolo problema li avrebbe risolti tutti.

Anche volendo ridimensionare i numeri dell’eccidio (è sempre meglio andar cauti e arrotondare per difetto), esso costituì ciò nondimeno un casus belli frettoloso errore strategico da parte di Mitridate — e probabilmente l’inizio del declino della sua fortuna, non potendo più egli presentarsi come salvatore del mondo intero e ragionare in funzione globale.

P.G.: Uno dei miei passaggi preferiti è l’affascinante contatto tra Mitridate e il generale romano Gaio Mario; come si è imbattuto in questa piccola scena storica? Quali altre fonti primarie ha consultato onde scrivere Empire of the Black Sea?

D.R.: Beh, le fonti documentarie sono tutte là: basta setacciarle. Questa parte della storia di Gaio Mario ci è presentata in maniera piuttosto formulaica, e acquisisce senso solo se letta alla luce di quanto Alessandro Magno avrebbe detto circa i romani — fatto a sua volta forse non veritiero. Ci troviamo ancora nella narrazione che presenta Mitridate come novello Alessandro.

Per quanto riguarda le fonti, ne abbiamo numerose circa Mitridate VI. Lo storico Appiano di Alessandria (attivo intorno al 100 EC) scrisse una storia del Regno del Ponto la quale, se pur focalizzata sull’ultimo Mitridate, ci dà cospicue informazioni circa i monarchi precedenti. Abbiamo poi le coeve biografie di Plutarco: le vide di Lucullo, Silla, Mario e Pompeo, i romani maggiormente collegati a Mitridate. Che ci crediate o meno, si è scritto più di Mitridate che di Cleopatra.

Che Mitridate dettasse o scrivesse memorie, noi non ne abbiamo traccia. Cerchiamo però di assemblare insieme i pezzi, tenendo conto che i diversi punti di vista hanno diversi bias, e che tentare di costruire la classica figura dell’eroe è operazione rischiosamente anacronistica. È piuttosto compito dello storico assemblare i dati e formulare una sufficientemente ragionevole idea di cosa sia accaduto.

Duane Roller
Duane Roller
by Duane Roller (Copyright)

P.G.: Professor Roller, grazie infinite per il suo tempo, e congratulazioni per la pubblicazione di Empire of the Black Sea. Prossimi progetti?

D.R.: Mi sto ora interessando ai lavori degli antichi geografi. Possediamo numerosi testi geografici i quali ancora non sono stati vagliati o tradotti a dovere.

Sono inoltre in forse circa una nuova biografia di Erode il Grande: molto è stato scritto a suo proposito, ma prevalentemente da una prospettiva religiosa e non alla luce della sua appartenenza al mondo ellenistico. Potrei dedicarmi a ciò, ma non ho ancora deciso.

Duane W. Roller è professore emerito di Studi classici alla Ohio State University, e autore di numerosi studi, tra i quali Cleopatra: A Biography, Cleopatra's Daughter: And Other Royal Women of the Augustan Era, e Ancient Geography.

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Info traduttore

Alfonso Vincenzo Mauro
Interprete e traduttore a Vietri sul Mare (SA). Condirettore del festival di cultura 'La Congrega Letteraria', a Vietri sul Mare. Corso di laurea in Storia, Universita' degli Studi di Napoli 'Federico II'.

Info autore

Patrick Goodman
Patrick is a librarian with a background in paper-based materials preservation. He enjoys discovering both the shared and defining characteristics of ancient societies, and how the past still shapes us today.