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Amazzoni

Definizione

Mark Cartwright
da , Tradotto da Valentina Pesci
Pubblicato il 14 novembre 2019
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Testo originale in inglese: Amazon Women

Warrior & Amazon (by Mark Cartwright, CC BY-NC-SA)
Warrior & Amazon
by Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

Nella mitologia greca, le Amazzoni erano una razza di donne guerriere, famose per le loro abilità equestri, il loro coraggio e il loro orgoglio. Vivevano ai confini più remoti del mondo conosciuto, in una città sulle coste del Mar Nero, talvolta menzionata con il nome di Themiskyra. La loro regina era Ippolita e, anche se in Omero vengono descritte come “eguali agli uomini”, combatterono e persero tre famose battaglie contro gli eroi Greci Ercole, Teseo e Bellerofonte. Le scene di tali scontri erano spesso raffigurate nell’arte greca, soprattutto nella ceramica e nelle sculture monumentali che decoravano alcuni degli edifici più importanti del mondo greco, come ad esempio il Partenone ad Atene. È interessante notare come a seguito di investigazioni archeologiche nelle tombe dell’Eurasia, si sia scoperto che le donne nomadi delle tribù delle steppe, in particolare nei dintorni del Mar nero, fossero guerriere.  

Origini & nome

Nella mitologia, le Amazzoni erano figlie di Ares, il dio della guerra. La loro era una società formata da sole donne, nella quale gli uomini erano ammessi solo per ragioni riproduttive e i figli maschi venivano uccisi. Si pensava vivessero al limitare di quello che i Greci consideravano il mondo “civilizzato”, spesso associato con l’area intorno alla costa meridionale del Mar Nero, in particolare la città-stato di Themiskyra. Un altro elemento che collega questo popolo con l’Anatolia è rintracciabile nella città di Efeso, nel cui tempio, secondo le leggende, le Amazzoni compivano annualmente sacrifici ed eseguivano danze di guerra in onore della dea della caccia Artemide. Per questi motivi, si attribuisce la fondazione di molti insediamenti in Asia Minore proprio alle Amazzoni, in particolare Efeso, Sinope, Priene, Mirina, Smirne e Mitilene sull’isola di Lesbo.

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GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DELLE TOMBE DEI SARMATI, RISALENTI ALL’EPOCA DI ERODOTO, HANNO RIVELATO CHE CON MOLTA PROBABILITÀ ALCUNE DELLE LORO DONNE FOSSERO GUERRIERE.

Erodoto (ca. 484-425/413 AEC), nelle sue Storie (l. 4, 110-117), descrive nel dettaglio l’incontro tra le Amazzoni e gli Sciti. I giovani guerrieri persuasero alcune delle Amazzoni in visita a creare insieme una nuova società, ma le donne insistettero che né loro né la loro prole avrebbero cambiato il proprio stile di vita. Si considera che quest’unione diede vita al nuovo popolo dei Sarmati nella Russia meridionale, conosciuti difatti per i loro cavalli e le incursioni militari.

In poche parole, la società delle Amazzoni era considerata l’esatto opposto della società patriarcale Greca, perciò esse si dedicavano ad attività tradizionalmente maschili come l’equitazione, la caccia e l’arte della guerra. Le leggende narrano (anche se non vi è alcuna prova storica di ciò) che le Amazzoni bruciassero il loro seno destro per poter usare meglio l’arco e scagliare lance, infatti il termine a-mazon potrebbe significare “senza seno”, anche se un’altra accezione potrebbe essere “con un seno” o “non allattato al seno”. Un’ulteriore possibile origine del nome è quella Persiana di “guerriera”. Infine, un’ultima interpretazione viene dall’armeno, lingua in cui il termine significa “Dea della luna”, con riferimento alle sacerdotesse della Luna nelle coste meridionali del Mar Nero, che occasionalmente imbracciavano le armi. Tuttavia, è interessante notare come le Amazzoni non vengano mai dipinte nell’arte dell’antica Grecia con un seno mancante. La storica Adrienne Mayor suggerisce che questa confusione letteraria sia dovuta alla somiglianza tra mazon e la parola greca per seno mastos. Nell’arte, le Amazzoni erano spesso raffigurate con indosso la panopila, l’armatura degli opliti, e a dorso di un cavallo. Le armi da loro più spesso usate sono l’arco e la lancia, ma vi sono anche esempi che le rappresentano con un’ascia. Non venivano solo considerate guerriere formidabili, ma anche esperte nelle imboscante e nelle battaglie a cavallo.

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Penthesilea & Achilles
Penthesilea & Achilles
by Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

Battaglie contro gli eroi Greci

Ercole & Ippolita

Il primo incontro tra i Greci e le Amazzoni, secondo la mitologia, avvenne quando Ercole fu inviato da Euristeo, re di Micene, Tirinto e Argo, ad affrontare una delle sue famose 12 fatiche (la nona): avrebbe dovuto prendere la cintura di Ippolita, la regina Amazzone, donatole dal padre, Ares. La scelta di Euristeo ricadde su questo compito proprio perché si trattava di un’impresa pericolosa e impossibile. In alcune versioni, Ercole affronta la prova da solo, ma in altre, raduna un esercito formato dai migliori guerrieri greci, tra cui l’eroe Teseo. Ci sono racconti in cui la prova risulta più facile del previsto, poiché Ippolita consegna volentieri la propria cintura; ma in altri, Era (da sempre nemica di Ercole poiché egli era il frutto dell’amore illecito di suo marito e di Alcmena) incita le amazzoni a prepararsi a combattere l’eroe greco e il suo esercito. Per quanto fossero delle ottime combattenti, le Amazzoni non potevano tenere testa a Ercole, che riuscì ad appropriarsi della cintura e a consegnarla a Euristeo.

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Curiosamente, la storia raccontata nelle ceramiche, precedenti alle fonti letterarie di due secoli, mostra spesso Ercole combattere contro un’Amazzone di nome Andromaca o Andromeda, ma in nessuna viene mai ritratta una cintura. Questo dimostra, ancora una volta, che i racconti orali erano molto più complicati e variegati rispetto alle versioni letterarie che sono sopravvissute. Un altro elemento più definito della trama racconta che durante la spedizione Teseo si innamorò e rapì (o scappò con) l’Amazzone Antiope, tale evento avrebbe portato a un secondo incontro tra i Greci e le Amazzoni.

Wounded Amazon
Wounded Amazon
by Mark Cartwright (CC BY-NC-SA)

La battaglia tra Ercole e le Amazzoni fu rappresentata nella scultura: nel fregio del Tesoro degli Ateniesi a Delfi (490 AEC), nel Tempio di Apollo a Bassae, nell’Hephaisteion ad Atene (449 AEC) e sulle metope del Tempio di Zeus a Olimpia (470-456 AEC). Il trono della statua di Zeus a Olimpia, una delle Sette Meraviglie del mondo antico, è decorato con le scene di questo celebre mito.

La più antica rappresentazione di un guerriero che combatte un’Amazzone si trova su uno scudo votivo del 700 AEC.

Teseo & Antiope

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Teseo era finalmente diventato sovrano di Atene, quando le Amazzoni, che non avevano dimenticato la perdita di una delle loro guerriere, organizzarono una spedizione per salvare Antiope. Teseo sconfisse le nemiche barbare, ma durante la battaglia Antiope fu uccisa. Il rapimento di Antiope da parte di Teseo è il soggetto del frontone del Tempio di Apollo a Eretria (ca. 510 AEC) e sulle metope del Tesoro di Atene a Delfi. Ad Atene si tenevano sacrifici annuali alle Amazzoni.

Bellerofonte & le Amazzoni

Bellerofonte fu il protagonista del terzo incontro tra i Greci e le Amazzoni. Egli fu un altro eroe che dovette compiere un’impresa impossibile al servizio di un re. In questo caso, la moglie di Preto, re di Argo, accusò (falsamente) Bellerofonte di averla attaccata, perciò il re, offeso da tale oltraggio, mandò l’eroe da Iobate, re della Licia. Fu quest’ultimo a ordinare all’eroe l’impresa di uccidere la Chimera, una creatura fantastica sputafuoco, parte leone, parte serpente e parte capra. Quando Bellerofonte superò la prova, gli ordinò di combattere le Amazzoni. Ovviamente, l’eroe vinse la battaglia e, dopo il suo ritorno vittorioso, fu proclamato erede del regno di Iobate.

Greeks Battling Amazons
Greeks Battling Amazons
by Jan van der Crabben (CC BY-NC-SA)

Achille & Pentesilea

Il quarto e ultimo incontro con le Amazzoni avvenne durante la Guerra di Troia. Nel ciclo epico, si racconta che Pentesilea, figlia di Ares e dell’Amazzone Otrera, aiutò i Troiani ma fu uccisa in battaglia da Achille. In alcune versioni, Achille si innamora della sua vittima dopo averle rimosso l’elmo, mentre lei esala il suo ultimo respiro. Questa scena è rappresentata nel famoso vaso a figure nere di Exekias (ca. 540 AEC).

Amazzonomachie

Vari generi di Amazzonomachie (battaglie con le Amazzoni) sono presenti sugli scudi della statua di culto di Atena Parthènos dentro il Partenone (438 AEC), nel frontone occidentale del Tempio di Esculapio a Epidauro (395-375 AEC), nel tempio di Atena Nike nell’Acropoli di Atene (ca. 425-420 AEC), sul Tholos di Delfi (380-370 AEC) e nel Tempio di Ares nell’agora di Atene. La più antica rappresentazione di un guerriero che combatte contro un’Amazzone si trova su uno scudo votivo in terracotta del 700 AEC. La seconda fatica di Ercole più famosa (dopo il leone di Nemea) è la sua battaglia con le Amazzoni, dipinta in figure nere sulle ceramiche Greche, di cui sopravvivono circa 400 esempi. Una pratica comune, tra il VI e il V secolo AEC, era quella di dipingere sulle ceramiche greche in figure nere o rosse le battaglie tra le Amazzoni e anonimi guerrieri.

In particolare, durante il V secolo AEC ad Atene, queste battaglie mitologiche contro le Amazzoni vennero utilizzate per rappresentare gli eventi contemporanei, come ad esempio le battaglie tra i Greci e gli invasori Persiani durante le Guerre Persiane. Le Amazzoni, le straniere barbare per eccellenza, venivano a simboleggiare gli eserciti di Dario I a Maratona (490 AEC), di Serse a Salamina, e gli attacchi Persiani ad Atene nel 480 AEC. Per questo, i ritratti delle Amazzoni sulle ceramiche del tempo le vedono raffigurate con indosso abiti persiani. Gli edifici pubblici e le sculture al loro interno erano, senza alcun dubbio, un metodo importante di comunicazione di massa: dipingere le battaglie degli eroi contro le Amazzoni ricordava al popolo che i loro capi politici avevano difeso i Greci con successo contro la minaccia dell’invasore straniero e, ai loro occhi, meno civilizzato.

Amazonomachy Detail
Amazonomachy Detail
by Daderot (Public Domain)

Le Amazzoni nell’archeologia

Gli scavi archeologici delle tombe dei Sarmati e delle tribù nomadi, in particolare quelle del Kazakistan, risalenti all’epoca di Erodoto, hanno rivelato la possibilità che alcune di queste donne fossero delle guerriere. Scheletri femminili non furono solo ritrovati con armi, armature e bardature di cavalli, ma con anche segni di ferite dovute a lame e frecce. In particolare, una tomba Scita, risalente al IV secolo AEC, situata vicino l’antica città di Tyras sul fiume Dnestr sulla costa settentrionale del Mar Nero, conteneva lo scheletro di una donna con una ferita nel cranio provocata probabilmente da un’ascia da guerra e una freccia di bronzo era incastrata nel suo ginocchio. Il corpo della guerriera era circondato da due lance di ferro, 20 frecce con punte in bronzo, un coltello anch’esso in bronzo e pezzi d’armatura.

Lungi dall’essere un’eccezione, le analisi degli scheletri e lo studio degli oggetti che li accompagnavano hanno rivelato che su 1.000 di queste tombe di nomadi delle steppe, sparse per il territorio della Turchia e della Russia, il 37% erano di guerriere, molte delle quali sopravvissute e/o rimaste vittime di ferite tipiche di violenti combattimenti uno contro uno. Molte di queste tombe risalgono al V-IV secolo AEC e le donne sono, come le Amazzoni della mitologia greca, sempre giovani, tra i 16 e i 30 anni. Possiamo dire con certezza, ancora una volta, che i creatori di miti Greci, gli storici e gli artisti si ispirarono non solo alla loro immaginazione per creare e raffigurare le leggende delle Amazzoni, ma che attinsero a piene mani dalla realtà delle donne combattenti dell’Eurasia.

Bibliografia

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Info traduttore

Valentina Pesci
Mi sono laureata in lingue e traduzione all'Università di Modena e Reggio Emilia, traduco dall’inglese e dallo spagnolo. Ho alcune esperienze nel campo della traduzione letteraria. Sono appassionata di letteratura, storia e arte.

Info autore

Mark Cartwright
Mark is a history writer based in Italy. His special interests include pottery, architecture, world mythology and discovering the ideas that all civilizations share in common. He holds an MA in Political Philosophy and is the Publishing Director at AHE.